Differenze tra Carpino e Faggio
Tre le specie arboree ornamentali più apprezzate nella progettazione del verde figurano il Carpinus betulus, chiamato comunemente Carpino ed il Fagus sylvatica, conosciuto come Faggio, due tra le specie più rappresentative delle foreste temperate europee, molto interessanti anche per l’architettura del paesaggio e per il verde ornamentale.
Entrambe vengono impiegate come alberature ad alto fusto nella realizzazione di parchi e giardini, oltre che nella formazione di siepi e barriere vegetali.
Il loro valore ornamentale è legato all’eleganza del portamento, alle densità della vegetazione, alla longevità e alla capacità di adattarsi, seppur con modalità differenti, a diversi contesti ambientali e progettuali.
Ad una prima superficiale osservazione, soprattutto quando vengono coltivate come siepi, queste due specie possono apparire molto simili. La persistenza invernale delle foglie disseccate, il portamento compatto ed ordinato e la vegetazione densa possono, infatti, portare a confondere il Carpino con il Faggio. Dal punto di vista botanico, tuttavia, si tratta di due specie ben distinte, appartenenti a famiglie differenti e caratterizzate da specifiche peculiarità morfologiche, ecologiche e vegetative.
Comprendere le differenze tra Carpino e Faggio non è quindi soltanto una questione di riconoscimento botanico. La corretta identificazione della specie assume un’importanza concreta anche nella progettazione e nella manutenzione del verde, poiché ciascuna presenta specifiche esigenze pedoclimatiche, differenti ritmi di crescita, una particolare risposta alle operazioni di potatura e caratteristiche ornamentali proprie.
La scelta tra Carpinus betulus e Fagus sylvatica deve pertanto essere valutata in relazione alle condizioni climatiche e pedologiche, alla funzione prevista e agli obiettivi estetici e gestionali dell’impianto.
In questa guida analizzeremo le principali differenze tra Carpino e Faggio, approfondendone l’origine e l’etimologia dei nomi, le caratteristiche botaniche e morfologiche, le esigenze ecologiche ed il comportamento vegetativo, fino agli aspetti più rilevanti per il loro impiego nella progettazione del verde.
Etimologia ed origine
I nomi scientifici del Carpino comune (Carpinus betulus) e del Faggio europeo (Fagus sylvatica) affondano le loro radici nella lingua latina e raccontano alcune delle principali caratteristiche di queste due specie arboree. Entrambe furono descritte da Carl von Linné nel 1753 all’interno dell’opera Species Plantarum, punto di riferimento della moderna classificazione botanica.
Il nome del genere Carpinus deriva dal latino Carpinus, termine già utilizzato dagli autori dell’antica Roma per indicare questa specie. L’etimologia è probabilmente collegata ad una radice indoeuropea che richiama i concetti di durezza e robustezza, in riferimento al legno del carpino, noto per essere estremamente compatto, resistente e durevole tanto che per secoli è stato impiegato nella realizzazione di utensili, componenti meccanici e attrezzi soggetti a forte usura.
L’epiteto specifico betulus significa, invece, ‘simile alla betulla’ e richiama la somiglianza delle foglie con quelle delle specie appartenenti al genere Betula. Nonostante questa affinità morfologica, il carpino si distingue nettamente dalla betulla per caratteristiche botaniche, portamento ed esigenze ecologiche.
Il nome Fagus deriva anch’esso dal latino classico ed identifica il faggio fin dall’antichità. La sua origine è anch’essa riconducibile ad una radice indoeuropea legata al concetto di nutrimento, con riferimento alle faggiole, i piccoli frutti triangolari prodotti dalla pianta, che rappresentano un’importante fonte di alimento per numerose specie della fauna selvatica.
L’epiteto sylvatica deriva dal latino ‘silva‘, che significa ‘bosco‘ o ‘foresta‘, e può essere tradotto come ‘vive nei boschi‘. Questa denominazione descrive perfettamente l’habitat naturale del faggio, specie dominante delle foreste temperate europee e protagonista di alcune delle formazioni boschive più estese del continente.
Sebbene il carpino ed il faggio appartengano entrambi all’ordine delle Fagales, fanno parte di famiglie botaniche differenti: il carpino rientra nelle Betulaceae, mentre il faggio appartiene alle Fagaceae. Questa distinzione tassonomica rappresenta il primo elemento che evidenzia come, dietro un’apparente somiglianza estetica, si celino due specie con caratteristiche morfologiche, ecologiche e fisiologiche profondamente diverse.
L’ABC del Carpinus
Famiglia
Betulacee
Fogliame
Ovale con margine seghettato, caduco
Esposizione
Sole, mezz’ombra
Irrigazione
Regolare, teme siccità.
Fioritura
Primavera
Portamento
Eretto, conico.
L’ABC del Fagus
Famiglia
Fagacee
Fogliame
Ovale a margine ondulato, caduche
Esposizione
Sole, mezz’ombra
Irrigazione
Regolare, teme siccità
Fioritura
Primavera
Portamento
Eretto, espanso.
Caratteristiche botaniche a confronto
Dal punto di vista botanico, invece, il Carpinus betulus ed il Fagus sylvatica presentano caratteristiche morfologiche, anatomiche e fisiologiche ben distinte che consentono di differenziare facilmente le due specie, nonostante la loro apparente somiglianza, soprattutto durante il periodo vegetativo.
Il Carpino comune è una specie arborea decidua appartenente alla famiglia delle Betulaceae che, in condizioni ottimali, raggiunge generalmente i 20-25 metri di altezza, sviluppando una chioma densa e regolare con portamento inizialmente piramidale, destinato ad assumere una conformazione più arrotondata con l’avanzare dell’età.
Il Faggio europeo, appartenente invece alla famiglia delle Fagaceae, raggiunge dimensioni superiori, superando frequentemente i 30 metri di altezza e sviluppando una chioma ampia ed espansa, sostenuta da robuste branche principali che contribuiscono alla formazione di un’elevata copertura fogliare.
Anche il fusto costituisce importante carattere distintivo: il tronco, nel carpino, presenta spesso evidenti scanalature longitudinali dovute all’accrescimento irregolare dei tessuti secondari, mentre nel faggio risulta generalmente cilindrico ed uniforme, rivestito da una caratteristica corteccia liscia di colore grigio-argenteo che permane pressoché inalterata anche negli esemplari maturi.
Le differenze diventano più evidenti osservando l’apparato fogliare.
Le foglie del carpino sono alterne, ovato-ellittiche, con apice progressivamente acuminato, margine doppiamente seghettato e nervature secondarie molto marcate, parallele tra loro e terminanti in corrispondenza dei denti del margine; questa conformazione conferisce alla lamina un caratteristico aspetto plicato o corrugato. Nel faggio, al contrario, la foglia presenta una lamina ellittica od ovata, con margine interno o leggermente ondulato e finemente cigliato nei giovani esemplari, mentre la superficie risulta liscia e leggermente coriacea, con nervature meno evidenti rispetto a quelle del carpino.
Ulteriori aspetti di differenza sono rappresentati dalle gemme, che nel Fagus sylvatica sono lunghe, fusiformi e fortemente appuntite, rivestite da numerose perule bruno-castanee, mentre nel Carpinus betulus appaiono più piccole, ovoidali-lanceolate e disposte aderenti ai rametti.
Sebbene entrambe le specie siano monoiche e anemofile, anche la fruttificazione avviene con modalità differenti: i piccoli acheni del carpino sono associati a caratteristiche brattee trilobate che favoriscono la disseminazione anemocora, mentre nel faggio le tipiche “faggiole” si sviluppano all’interno di una cupola legnosa ricoperta da appendici spinose che si apre a maturazione liberando generalmente due semi fertili. Differenze sostanziali riguardano anche l’apparato radicale ed il comportamento vegetativo. Il carpino sviluppa un sistema radicale molto ramificato e adattabile, capace di colonizzare efficacemente anche terreni moderatamente compatti o temporaneamente umidi, manifestando una notevole plasticità ecologica ed un’elevata capacità di ricaccio in seguito agli interventi di potatura. Il faggio possiede, invece un, apparato radicale prevalentemente superficiale ma molto esteso, sensibile alla compattazione del terreno, ai ristagni idrici ed alle variazioni delle condizioni stazionali, fattori che ne influenzano direttamente lo sviluppo e la stabilità.
Queste differenze morfologiche si riflettono anche sulla manutenzione successiva alla piantumazione.
Il carpino, grazie alla buona capacità di adattamento e alla maggiore risposta vegetativa, presenta generalmente una gestione più flessibile. Il faggio, al contrario, manifesta una maggiore sensibilità agli stress idrici e alle condizioni microclimatiche.
Per quanto riguarda l’irrigazione, il carpino presenta generalmente una maggiore capacità di adattamento, mentre il faggio richiede una più attenta disponibilità idrica, soprattutto durante l’attecchimento e nei periodi di siccità.
La potatura nel carpino può essere orientata al contenimento e alla formazione della chioma, grazie alla sua buona capacità di risposta vegetativa; nel faggio, invece, è preferibile limitare gli interventi e privilegiare potature mirate, evitando tagli drastici o di branche di grandi dimensioni.
Il monitoraggio, però, deve essere sempre svolto in entrambe le specie, focalizzandosi sullo stato vegetativo, l’eventuale presenza di stress idrici o fitopatologie e la corretta stabilizzazione della pianta.
Immagini: a sx foglia del Carpinus – a dx foglia del Fagus.
Oltre il genere: due curiosità tutte da scoprire
Tra le varietà di specie e le cultivar, esistono alcune peculiarità che meritano di essere approfondite per i loro caratteri distintivi.
Tra i carpini, troviamo un’interessante particolarità: l’Ostrya carpinifolia, conosciuto come il carpino nero.
Nonostante il nome comune possa suggerire un’appartenenza al genere ‘Carpinus‘, il carpino nero in realtà appartiene al genere ‘Ostrya’, pur condividendo con il carpino bianco la medesima famiglia, ovvero quella delle Betulaceae. Questo è un esempio significativo di come la nomenclatura comune possa differire dalla classificazione scientifica.
L’Ostrya carpinifolia è una specie caratteristica dell’Europa meridionale e di parte dell’Europa centrale, ben adattata ai climi temperati e alle condizioni ambientali dell’area mediterranea, presenta una chioma densa, foglie di forma ovata con margine finemente seghettato e una corteccia grigio-brunastra che diventa progressivamente più caratteristica con l’età.
Uno degli elementi più caratteristici del carpino nero si osserva durante la fruttificazione quando le infruttescenze, formate da piccoli frutti racchiusi da brattee, assumono una caratteristica forma compatta e pendula, simile a quella dei piccoli coni di luppolo. Questa particolare conformazione rende il carpino nero facilmente riconoscibile e ne accresce l’interesse anche dal punto di vista ornamentale.
Tra i faggi, invece, il Fagus sylvatica ‘Tricolor’ merita una particolare attenzione per il suo caratteristico fogliame dalla variegatura molto singolare. Le foglie, infatti, contrastano il verde della lamina con le tonalità crema, rosa e porpora, creando una colorazione che può modificarsi nel corso della stagione vegetativa e conferisce alla chioma un aspetto particolarmente raffinato.
Pur mantenendo il portamento elegante e la struttura architettonica tipica del Fagus sylvatica, il ‘Tricolor’ si distingue quindi per una componente cromatica insolita. La combinazione tra la formazione caratteristica del faggio e la particolare variegatura delle foglie rende questa cultivar interessante per l’impiego ornamentale, soprattutto laddove si desideri inserire nel paesaggio una presenza di impatto visivo e caratteriale.
Sono proprio queste peculiarità a dimostrare quanto sia articolata la classificazione delle piante. Infatti, dietro nomi apparentemente familiari come carpino e faggio si nascondo generi differenti, caratteri morfologici specifici e cultivar capaci di esprimere forme e colorazioni del tutto particolari che meritano di essere osservati da vicino. Vieni a conoscerli e a scoprire le caratteristiche direttamente nel nostro vivaio in Corso Silvio Pilotti 13 a Tortona (AL).
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